Quando una relazione tossica può cambiare davvero

di Lucia Cipriani Avena | Apr 23, 2026 | Psicologia

Scommetto che avete tutti una coppia di amici che, quando ci uscite insieme, sapete con matematica certezza che a un certo punto inizieranno a litigare in una maniera così furiosa da farvi rimpiangere i bei tempi in cui vostra madre vi rincorreva per casa con una ciabatta in mano perché non avevate fatto i compiti.

Magari, tra l’altro, il litigio è scaturito da una vostra domanda banalissima del tipo: “Quanti sono i film di Tarantino?”.
Storia realmente successa. Ora non chiedo nemmeno se vogliano l’acqua naturale o frizzante.

Chiaramente, qualche litigio non fa di una relazione un rapporto tossico.

La domanda, semmai, è un’altra: quando una relazione tossica può cambiare davvero?

La risposta istintiva sarebbe: “Mai! Scappate, sciocchi!”
Ma la risposta più onesta, quella da psicologa, è: dipende.

Dipende dalle dinamiche che si sono create, da quanto sono rigide, da quanto le persone coinvolte riescono a guardarle con lucidità e da quanta disponibilità c’è a mettersi davvero in discussione.

Quando non si parla solo di crisi, ma di una relazione tossica

Nel linguaggio comune, il termine “relazione tossica” si usa per indicare relazioni disfunzionali in cui si instaurano dinamiche di manipolazione, prevaricazione o violenza, sia essa psicofisica o economica.

Non basta una semplice insoddisfazione per parlare di tossicità. Non basta neppure litigare spesso. Per parlare di una relazione davvero tossica servono pattern precisi e ricorrenti, che nel tempo fanno sentire l’altro in colpa, sotto controllo, svalutato o costretto a muoversi continuamente sul filo.

Per capirci: se una persona chiede sempre il permesso al partner per uscire, oppure quando siete assieme riceve messaggi continui del tipo “mi sento solo” e finisce per sentirsi responsabile del benessere dell’altro, ecco, magari qualche campanello vale la pena ascoltarlo. Potrebbe esserci un allarme str…uzzo.

I segnali che mi fanno pensare che una relazione tossica possa cambiare

Quando una persona arriva da me con questa domanda, non cerco una risposta secca. Cerco piuttosto alcuni segnali che possano indicare margine di lavoro.

C’è possibilità di dialogo?

Non intendo il classico “com’è andata oggi?”, ma la capacità di parlare dei propri bisogni e delle proprie fatiche. Anche, e soprattutto, di quelle legate alla relazione stessa. Come sta andando questa relazione? Ci si sta comodi, o ci sono paure, colpe, controlli? È diversa da quando è iniziata, uno dei due è cambiato, in che modo? C’è spazio per l’individualità di entrambi, o uno dei due sente di doversi adattare?

Sono domande che in generale andrebbero bene per tutte le coppie, ma a maggior ragione in una coppia di questo tipo: se chi mette in atto comportamenti disfunzionali è disposto anche solo ad aprirsi, a parlare e a mettersi in discussione, è già un buon punto di partenza. Se poi si riesce a farlo in modo costruttivo e assertivo, senza che scattino immediatamente dinamiche di potere, urrà! è un buon punto da dove iniziare.

C’è consapevolezza?

Riconoscere le proprie dinamiche interne, i propri trigger, è fondamentale.

Se entrambi i partner riescono a vedere quanto certi comportamenti siano dannosi per sé e per l’altro, a guardarli con più lucidità e a immaginare alternative possibili, allora le possibilità di cambiamento crescono.

Spoiler alert: diventare consapevoli di sé e delle dinamiche personali o di coppia da soli è faticoso. Molto.

C’è una volontà reale di cambiamento?

Questo, per me, è uno dei punti più cruciali.

Perché una cosa è dire “voglio cambiare”, un’altra è accettare davvero la fatica del cambiamento. E cambiare richiede tempo, frustrazione, fatica, spesso anche dolore. Richiede di uscire dalla zona di comfort e di rinunciare a modalità che, anche se disfunzionali, in qualche modo ci hanno tenuti in piedi fino a quel momento.

Per questo diffido dei cambiamenti proclamati troppo in fretta. Il cambiamento si vede attraverso i comportamenti, gli atteggiamenti, le dinamiche diverse. Ma soprattutto, per dire che c’è stato un cambiamento è indispensabile il fattore tempo. Il “amore, sono cambiata/o” con un bel mazzo di fiori in mano e poi vissero felici e contenti, è una bella favola che si vede solo nei film, che ci hanno fregato di brutto. Un giorno non basta per cambiare. Neanche due. A volte neanche un anno.

Quando il cambiamento è poco probabile

Ci sono situazioni in cui il margine di cambiamento è molto ridotto.

Per esempio quando:

  • Uno dei due nega o minimizza sistematicamente il problema

Come quando da piccoli ignoravate i compiti scritti sul diario. 

Un esempio in età adulta, invece, potrebbe essere: “Quanto sei permalosa, per una battuta! Era praticamente un complimento!” 

  • Ogni confronto viene ribaltato contro l’altro

Come quando da bambini la mamma chiedeva: “Chi ha finito la Nutella?” e partiva immediatamente un processo con tanto di colpevole designato (di solito il fratellino innocente e inconsapevole)

In versione adulta:
porti un problema che ti ferisce e l’altro risponde:
“Il problema non sono io, sei tu che vedi sempre problemi.”

Traduzione: il tema iniziale viene archiviato e sostituito con un nuovo processo…questa volta a tuo carico.

  • Non c’è alcuna assunzione di responsabilità. 

Vi ricordate quando, sempre da bambini, andavate dalla maestra a dire che il cane vi aveva mangiato i compiti (fenomeno rimasto tutt’oggi biologicamente inspiegabile)? 

Ecco, qualcosa del genere, che da adulti suonerebbe come “Non è colpa mia se mi fai sempre inca***re!”

  • la colpa, la paura o il ricatto diventano strumenti relazionali. 

Da piccoli: “Se non giochi con me non sei più mio amico!”

Da grandi, c’è l’upgrade:
“Se non fai come dico io poi non lamentarti di quello che succede.”

  • l’idea di chiedere aiuto viene vissuta come un attacco personale

“La terapia? Forse sei tu che dovresti andarci!”. Che funziona benissimo sia in età adulta sia in adolescenza, perché è un classico intramontabile di…beh, tutti, a guardarci intorno.

Attenzione: non è un caso se molti esempi richiamano dinamiche infantili.
Da bambini, infatti, certe modalità di risposta sono piuttosto normali: si sta ancora imparando a gestire errori, emozioni e conflitti. Queste creaturine stanno ancora cercando di capire come si sta al mondo, e lo fanno con gli strumenti che hanno in quel momento.

Il punto è che da adulti ci si aspetterebbe che al mondo ci si sia da un pezzo, e che queste strategie non siano quindi più l’unico modo per affrontare le difficoltà, ma che si affianchino anche capacità diverse, come la responsabilità, il confronto, l’assertività. Se non è così…ahia. Houston, abbiamo un problema.

In questi casi quindi, più che chiedersi come salvare la relazione, può diventare importante chiedersi come proteggere se stessi.

Come lavoro su questo tema in terapia

Quando accompagno una persona o una coppia su questi temi, non parto mai dall’etichetta.

Parto da quello che succede concretamente nella relazione: dai copioni che si ripetono, dalle reazioni automatiche, dal modo in cui ciascuno legge l’altro, si difende, attacca, si chiude o si adatta.

Nel mio modo di lavorare non cerco di stabilire chi ha ragione e chi ha torto. Cerco piuttosto di aiutare a vedere con più chiarezza:

  • quali dinamiche si sono costruite nel tempo
  • che funzione hanno avuto
  • cosa le mantiene vive
  • quali emozioni le alimentano
  • quali alternative relazionali possono diventare praticabili

A volte questo lavoro si fa individualmente. Altre volte in un percorso di coppia. Dipende dalla situazione, dal livello di sicurezza nella relazione e dalla disponibilità reale delle persone coinvolte.

In sintesi: quando una relazione tossica può cambiare

Una relazione tossica può cambiare non semplicemente perché lo si desidera, ma quando esistono alcune condizioni concrete:

  • la possibilità di parlare davvero di quello che accade
  • una quota di consapevolezza sulle proprie dinamiche
  • una motivazione autentica al cambiamento
  • una disponibilità a tollerare la fatica che questo processo comporta

Quando questi elementi non ci sono, il rischio è restare intrappolati nello stesso schema, sperando che qualcosa cambi da solo. E di nuovo: spoiler alert non succederà.

Se senti che questo tema riguarda la tua relazione e vuoi affrontarlo in uno spazio protetto, puoi contattarmi dal mio profilo su Psicologo Vicino.

Domande frequenti

Come capire se una relazione tossica può cambiare davvero?

Di solito osservo alcuni elementi precisi: la possibilità di nominare il problema, una reale capacità di mettersi in discussione e una volontà concreta di modificare i propri comportamenti nel tempo. 
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Una relazione tossica può migliorare solo con l’amore?

No. L’affetto, da solo, non basta. Perché una relazione cambi servono consapevolezza, responsabilità e la disponibilità a lavorare su dinamiche che spesso sono radicate. Dimenticatevi della Disney, di principi azzurri e simili. L’amore è una cosa bellissima, ma non fa nessuna magia.
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Se solo uno dei due vuole cambiare, la relazione può migliorare?

Può esserci un cambiamento individuale importante, ma il miglioramento della relazione nel suo insieme è più difficile se l’altro resta fermo, nega o continua ad agire gli stessi schemi.
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Ha senso iniziare un percorso anche da soli?

Sì. In molti casi un percorso individuale aiuta a riconoscere meglio i propri bisogni, i propri limiti e il modo in cui si sta dentro quella relazione.
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Cosa osservo per prima cosa quando una persona mi parla della sua relazione?

Come terapeuta, la prima cosa che osservo è quanto spazio sente di avere dentro quel rapporto: se può esprimersi liberamente, se si sente costantemente in colpa, se ha paura delle reazioni dell’altro, se riesce ancora a riconoscere i propri bisogni. Spesso è da lì che iniziamo.
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Autore

Lucia Cipriani Avena
Lucia Cipriani Avena Psicologa Psicoterapeuta Orientamento: Analitico Transazionale Bassa autostima Cambiamento Relazioni Lavoro con: Adulti, Coppie

Con linguaggio semplice, ma non semplicistico, porto la persona a conoscere le varie parti di sé-Genitore, Adulto e Bambino- e a farle comunicare tra loro, disinnescando comunicazioni poco efficaci o disfunzionali. Aiuto quindi la persona a dare una narrazione nuova alla propria storia.

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