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Scoprire di avere contratto l’HIV è ancora oggi, a distanza di 40 anni dalla scoperta di questo virus, un momento che può scuotere profondamente.
Si sperimentano vissuti di confusione, paura e ansia molto intensi. Tante domande si affollano nella mente, i timori per il proprio futuro e la paura di perdere il controllo sulla propria vita condizionano serenità e lucidità.
Ricevere una diagnosi di positività al virus HIV è un momento che può essere reso ancora più difficile dalle condizioni in cui questo avviene.
Alcune persone ricevono questa diagnosi in una busta chiusa, senza alcun tipo di “avvertimento” o supporto: magari mentre sono per strada, da sole, in un giorno “normale”, prima di andare a lavorare o in università.
In altri casi la diagnosi viene comunicata verbalmente da operatori sanitari che non hanno disponibilità di tempo sufficiente per garantire alla persona un supporto emotivo adeguato. Oppure, ancora, arriva come un “fulmine a ciel sereno”.
A volte, ci si trova anche a dover riflettere, sin da subito, al/la partner che ci aspetta a casa: come comunicare quanto sta scritto in quel referto?
Molto di frequente, i primi pensieri sono affollati, confusi, dolorosi, carichi di ansia.
In un attimo, ci prefiguriamo già il nostro prossimo futuro: Saremo licenziati? Come gestire la comunicazione al lavoro? Avrò ancora una vita sessuale? Troverò qualcuno disposto ad amarmi?
E la salute? La privacy? Dovremo nascondere tutto per evitare di essere isolati?
Questi scenari sono solo alcuni dei pensieri che possono emergere spontaneamente. Quello che spesso caratterizza questo momento è l’emersione di idee intrusive e persistenti, ruminazioni continue e domande che non trovano una risposta rassicurante.
Quanto mi resta da vivere?
Questa è una domanda che frequentemente si affaccia nella mente di chi riceve questa diagnosi.
Anche se non viviamo più negli anni Novanta, il timore dello stigma, dell’isolamento e della solitudine è ancora forte.
La diagnosi può sembrare una frattura definitiva nella propria progettualità: ora che so di avere l’HIV, potrò ancora costruire qualcosa di bello per me?
Ognuno di noi reagisce alle difficoltà in modo personale.
Una diagnosi di HIV non necessariamente comporta un trauma emotivo intenso, ma per molte persone può generare ansia, paura e confusione tali da impedire una rielaborazione autonoma del vissuto.
In questi casi, un percorso psicologico continuativo può fare una grande differenza:
Unə psicologə può accompagnarti nel tuo tempo di recupero, con delicatezza e rispetto.
Da lungo tempo offro il mio supporto a chi riceve una diagnosi di HIV e conosco bene lo spaesamento che può seguirne.
La paura della morte, il peso dello stigma e il vuoto della solitudine possono diventare pervasivi e paralizzanti.
Ma non è necessario affrontare tutto questo da solə.
Se ti ritrovi in uno o più vissuti descritti, o ne stai vivendo altri che qui non sono stati menzionati ma che per te sono fonte di disagio, scrivimi.Contattami direttamente: ti assicuro che è possibile attraversare questo momento e uscirne più consapevoli, forti, con il sorriso e una rinnovata voglia di futuro.
Sì. È una reazione comprensibile e molto comune. L’ansia può essere intensa e invadente, ma con un supporto adeguato è possibile gestirla e ritrovare equilibrio.
Sì. Molte persone faticano a condividere questa esperienza. Un percorso psicologico può aiutarti a elaborare emozioni complesse e trovare le parole giuste per raccontarti.
Questo pensiero è frequente. Ma la vita dopo una diagnosi può essere piena, significativa, affettiva. Non sei definitə dalla tua condizione, e non sei solə.