Figlio adolescente non studia e dorme tuttoil pomeriggio? Non è “pigrizia”: spesso c’è dolore per una relazione in crisi

da | Nov 18, 2025 | Psicologia

Tuo figlio non studia e dorme tutto il pomeriggio? Non è pigro ma è addolorato per la crisi di una relazione
Leggi tutto fino in fondo troverai un suggerimento pratico per te
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Sei stanca di arrivare a casa e di vedere tuo figlio dormire anziché studiare per la verifica?

In questi momenti pensi di non aver fatto il tuo dovere di madre?
A molti genitori capita di allarmarsi quando i figli non si assumono le loro responsabilità a scuola e di pensare al peggio:

“Ce la farà a superare l’anno?” ;
“Riuscirà a mantenere un lavoro stabilmente?”

Capita anche di rimproverare i figli per la loro “pigrizia” o addirittura di punirli, innescando un circolo vizioso di conflitti sterili.
La buona notizia è che la svogliatezza non è come sembra ed è risolvibile: è solo una facciata dietro la quale si nasconde una sofferenza annodata che può essere sciolta e favorire il cambiamento con il sostegno della famiglia.

Perché alcuni adolescenti soffrono e non studiano?

Spesso la difficoltà a studiare è legata alla sofferenza nei rapporti d’amore che finiscono o si incrinano; quando qualcosa non va nelle relazioni non ci sentiamo al sicuro e non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi con serenità e grinta.

Da adolescenti, inoltre, abbiamo bisogno di confidarci con gli amici per sentirci rassicurati: se abbiamo molti amici ma nessuno è in grado di farci sentire capiti, la sofferenza aumenta, per questo non riusciamo a concentrarci sul resto.

Possiamo pensare all’affetto, alla comprensione degli altri come a una casa calda e accogliente in pieno inverno. Non possiamo vivere senza! Così gli adolescenti non possono studiare, concentrarsi se manca qualcuno a cui raccontare il proprio malessere.

Perché le relazioni con i coetanei sono importanti e come si collegano alla svogliatezza?

La qualità della relazione con i coetanei è davvero rilevante durante l’adolescenza, ecco cosa devi ricordare:

  • in questa fase ci “stacchiamo” mentalmente dai genitori e ci avviciniamo i coetanei per sviluppare una personalità adulta;
  • ci formiamo un’idea di noi e degli altri, delle persone che vogliamo e che non vogliamo per essere noi stessi;
  • la fine o la crisi di una relazione sentimentale può darci un’idea distorta di noi e degli altri: può farci credere che non siamo importanti per nessuno quando le cose non stanno così.

Se lasciamo la sofferenza intrappolata nel corpo finiamo per credere alle nostre convinzioni distorte. Liberarla ci permette di vedere la realtà per quella che è senza distorsioni. È da adolescenti che formiamo delle aspettative sul futuro, così ci chiediamo:

“Sono importante per le persone che amo?” ;
“Posso contare sugli altri?”

Per questo è fondamentale avere qualcuno che sappia capirci e ascoltarci.

Se l’ascolto e la comprensione mancano, gli adolescenti si sentono stanchi e irritati e per alleviare questa sofferenza possono dormire troppo oppure passare tanto tempo sul cellulare.

Evitare la sofferenza la aggrava

Anche se all’inizio è comodo non pensare a ciò che ci ferisce, a lungo andare diventa ingombrante e logorante: per questo motivo è fondamentale affrontare quella sofferenza per liberarla.

Forse pensi che le relazioni sentimentali all’età di tuo figlio siano sciocchezze che si possono superare, tuttavia per lui sono una fonte di tristezza, di rabbia o di paura. Se osserviamo questi rapporti dalla prospettiva degli adulti che hanno già imparato dalle esperienze giovanili non potremo aiutare gli adolescenti a sbloccarsi e a recuperare la serenità e le energie.

Di cosa ha bisogno un adolescente per responsabilizzarsi senza sforzi?

Ti spiego 3 errori da evitare:

  • punirlo;
  • spronarlo;
  • spaventarlo, es: “Se non studi, verrai bocciato!”

Perché è sbagliato fare queste tre azioni? Perché come avrai intuito non lo fanno sentire al sicuro, ma alimentano la sua ansia e la sua pigrizia.

Quello di cui ha bisogno è sapere di contare sulla tua comprensione.
So a cosa stai pensando: “Mio figlio non mi racconta niente!” sappi che è normalissimo.
Ti do un aiuto. Pensa a quando non hai voglia di parlare con nessuno…forse hai voglia di sbollire la rabbia, di riconnetterti con te stessa, di avere un po’ di intimità con te.

Ora dimmi una cosa: che differenza c’è tra essere soli sapendo di non poter contare su nessuno ed essere soli sapendo che qualcuno nella camera accanto è disposto ad ascoltarci?

Nel primo caso possiamo sentirci più soli, più tristi, nel secondo possiamo sentirci più sollevati, giusto?

Forse non risolve proprio tutto e infatti sappiamo che non possiamo eliminare il dolore: è parte della nostra vita. Tuttavia possiamo sentirci confortati già all’idea di poterci rivolgere a chi amiamo se abbiamo bisogno di parlare con qualcuno.

Vedi, puoi essere efficace anche se fai pochissimo: basta dire a tuo figlio che ci sei, che ci sarai sempre per parlare quando ne avrà bisogno e che ascolterai quello che vorrà dirti senza consigliare, contraddire. E puoi dargli la possibilità di scegliere cosa fare.

Ecco questo è il primo passo per alleviare la sua sofferenza e aiutarlo a ripartire con serenità e grinta nella gestione dei suoi doveri.

Quando chiedere aiuto professionale

Valuta un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva se noti blocchi prolungati, calo marcato del rendimento, ritiro sociale, sonno diurno e fatica persistenti, umore basso, o se la crisi relazionale resta molto dolorosa nel tempo.

Se desideri un confronto, lavoro con bambini e adolescenti, coinvolgendo i genitori quando utile. Ricevo ad Asti e online. Visita il mio profilo.

Domande frequenti dei genitori

Come distinguo “pigrizia” da sofferenza?

Osserva durata e intensità: se si protrae da settimane, c’è ritiro, irritabilità e dorme/scrolla molto, probabilmente sta evitando emozioni dolorose.
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Gli amori a questa età contano davvero così tanto?

Per loro sì: contribuiscono a costruire identità e fiducia. Minimizzare li fa sentire non visti.
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Cosa posso dire senza peggiorare le cose?

Una frase breve e chiara: “Ti voglio bene. Ci sono. Possiamo parlarne quando vuoi.” Evita sermoni, confronti, diagnosi.
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E se non parla?

Anche sapere che ci sei aiuta. Offri momenti a bassa pressione (una passeggiata, un tragitto in auto), senza forzare.
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Quando serve uno specialista?

Se il calo dura, compaiono somatizzazioni o il dolore relazionale non si scioglie, una consulenza breve può essere di grande aiuto.
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Autore

Nicole Valery Tornato
Nicole Valery Tornato Psicologo Psicoterapeuta Orientamento: Cognitivo Costruttivista Depressione Conflitti Gestione emotiva Lavoro con: Adolescenti, Bambini, Adulti Accompagno i bambini e gli adolescenti a regolare la rabbia e a crescere con più sicurezza e serenità, assumendosi gradualmente le loro responsabilità. In questo senso ricorro alla psicoterapia cognitiva, all'EMDR, alla Compassion Focused Therapy e al programma Coping Power dedicato alla regolazione della rabbia. Sono docente e co-autrice della nuova versione del programma Coping Power per gli adolescenti (12-16 anni) e i loro genitori. Ricevo a Asti Vedi profilo